Il significato sociale dei servizi ecosistemici: dal turismo di prossimità alle opportunità di inclusione per i soggetti fragili

di Michele Cereda

La possibilità di  fruire degli spazi rurali, forestali e naturali e  la possibilità di acceso alle “bellezze naturali” sono da sempre considerati un importante fattore di benessere per i cittadini.
E l’assetto e la gestione dei sistemi naturali rivestono un ruolo  fondamentale per la definizione dell’attrattività di un territorio, e per il successo delle attività turistiche.
La pulizia delle  acque del mare, riconosciuta con l’assegnazione delle bandiere blu, può determinare il successo delle stazioni turistiche  balneari.
Ma anche una gestione del bosco capace di esaltarne la  “funzione ricreativa” rappresenta un fattore di rilievo per  il successo delle stazioni montane. 

È parte della storia dell’estimo il tentativo di  attribuire un valore economico alle esperienze di fruizione che si praticano in uno specifico territorio (un parco, una foresta),  con lo scopo di definire  il valore del territorio stesso o, ad esempio, un costo di ingresso nell’area.  

L’insieme di queste riflessioni ed analisi può ora essere riportato ai  concetti di capitale naturale e di erogazione di servizi ecosistemici, e il tentativo di stimare il valore economico delle esperienze di fruizione diviene il tentativo di riconoscere il valore del servizio ecosistemico “occasioni di fruizione” .
Si tratta di analisi di particolare interesse per il  riconoscimento dell’effettiva importanza del territorio cosiddetto naturale. 
Importanza che deve essere compresa dai “decisori”, negli enti locali e nello stato, per una corretta impostazione delle scelte relative al sostegno economico per la gestione di tali aree.

Si ritiene però necessario considerare ulteriori valenze dell’esperienza di fruizione nelle aree verdi collocate in prossimità delle aree metropolitane.
Nelle stagione che stiamo vivendo, caratterizzata da forti difficoltà economiche per ampi settori della popolazione, ulteriormente acute ed estese a seguito dell’epidemia da COVID-19, è divenuta particolarmente importante la disponibilità di aree raggiungibili con piccoli spostamenti, dove sia comunque possibile vivere significative occasioni d’incontro con gli ambienti “naturali”, dove avere esperienze inattese e sperimentare lo stupore che costituisce l’essenza del turismo, e forse anche del “turismo  esplorativo”.
E nel territorio lombardo, ai margini della metropoli milanese ma non solo, queste aree spesso si identificano con le aree protette.
Qui i parchi costituiscono spesso i soli spazi agro-forestali di ampia estensione ancora presenti, in genere anche caratterizzati da ambienti e paesaggi di grande bellezza.
Ed inoltre, trattandosi di spazi gestiti, offrono anche supporti per una più facile possibilità di fruizione (sentieri segnati, guide…).
Questi spazi verdi possono così offrire occasioni di scoperta e qualità dell’esperienza di svago accessibili a tutti.
Il servizio eco sistemico “occasioni di fruizione”, erogato dal capitale naturale, se correttamente gestito, può quindi assumere importanza anche ai fini della mitigazione delle condizioni di svantaggio sociale, e può consentire l’acquisizione di consapevolezza nei confronti delle valenze ambientali, divenendo così un effettivo servizio culturale.
La rilevante pressione a cui alcuni di questi parchi sono sottoposti genera sicuramente la necessità di  individuare ed adottare soluzioni gestionali in grado di rispondere all’esigenza primaria di tutela dei valori naturali che ha motivato l’istituzione stessa dei parchi e contestualmente di garantire un’esperienza di qualità ai visitatori.
Si tratta di una sfida molto impegnativa, sotto il profilo tecnico-scientifico e gestionale,  che deve però essere affrontata avendo ben chiaro la ricchezza della posta in gioco. 

Ma c’è un ulteriore servizio erogato dal capitale naturale, altrettanto o forse ancora più importante, perché riguarda l’offerta di inclusione dei soggetti fragili nel mondo del lavoro, ed il conseguente riconoscimento di dignità e ruolo sociale.
Molte delle attività progettuali per la cura dell’ambiente naturale e per la gestione delle aree protette richiedono conoscenze tecnico-scientifiche fortemente specialistiche, patrimonio di pochi operatori.
Negli interventi più impegnativi sul territorio sono richieste elevate competenze tecniche,  strumentazioni e macchinari sofisticati.
Ma accanto a lavori che possono essere svolti solo da personale specializzato ed esperto, vi sono altre attività, molto semplici nell’esecuzione, ma comunque molto importanti.
La riproduzione nei laboratori di specie vegetali a rischio di scomparsa, e poi la scelta dei siti dove re-immetterle in natura richiede competenze specialistiche. Ma poi le operazioni di impianto e le cure alle piantine possono essere svolte anche da personale senza particolari qualifiche.
La messa a dimora delle piante per il miglioramento dei boschi, poi la loro cura quando crescono, la pulizia delle sorgenti per ricostruire gli habitat per alcune specie di Anfibi,  la costruzione di ripari nel terreno che facilitano lo svernamento a molte specie animali, la manutenzione ordinaria dei sentieri e le piccole riparazioni nei sistemi di muri a secco, per non dire della semplice ed ovvia raccolta dei rifiuti lungo i sentieri… si tratta di attività estremamente semplici, ma essenziali per assicurare all’ambiente naturale ed al territorio in generale quella minima manutenzione che ne consente la cura, la funzionalità e ne genera attrattività.
E si tratta spesso di attività lavorative che possono essere espletate da operatori senza particolare formazione ed esperienza, condizione che coincide con quella in cui si trovano tante persone che, per vari motivi, non possono essere impegnate in altre attività che richiedono una maggior qualifica.
La cura dell’ambiente naturale rappresenta quindi una grande opportunità di lavoro per soggetti ai margini del mondo del lavoro. 
Rappresenta, per molte persone, un’occasione per superare una condizione di fragilità, e per acquisire, con il lavoro, un ruolo ed una diversa dignità. Un’occasione di inclusione, che può consentire di passare dalla condizione di soggetti assistiti a soggetti che operano e riqualificano l’ambiente.
Le occasioni di inclusione sociale costituiscono quindi un ulteriore servizio ecosistemico che può essere erogato dal capitale naturale, se gestito con attenzione (condizione necessaria).
Ci si dovrebbe quindi chiedere quale sia il valore di questo servizio ecosistemico (quanto vale l’inclusione sociale?) e da chi dovrebbe o potrebbe essere pagato il servizio, quanto, e a chi.
Forse, limitandosi ad aspetti monetari, un riferimento può essere rappresentato dal costo che deve invece essere sostenuto per l’assistenza ai soggetti fragili, e che cessa quando ai medesimi soggetti si offre un’opportunità di effettivo impegno lavorativo. Prescindendo dall’enorme valore in termini di dignità acquisita, troppo grande per poter essere comunque compensato.
Anche in questo caso, perché tali processi effettivamente si possano realizzare è necessaria l’attenzione di chi gestisce i processi, quindi degli enti gestori delle aree protette, e la vivacità gestionale degli operatori-imprenditori, spesso del terzo settore, che organizzino il lavoro.

Si tratta anche in questo caso di riflessioni, non ancora di dati, che, soprattutto in questo momento di fatica economica e sociale, devono essere considerate da chi è chiamato alle scelte circa le azioni da mettere in campo per il sostegno e la ripresa del paese. 
La spesa per gli interventi più semplici di manutenzione del territorio si traduce quasi completamente in compensi e salario e consente quindi un triplice risultato: cura del territorio e valorizzazione dell’ambiente naturale, superamento o almeno mitigazione di condizioni di criticità economica per operatori che difficilmente possono accedere ad altre attività, inclusione e dignità sociale per soggetti ai margini.

Pubblicato da Luciano Barrilà

Psicologo, socio di Pares.

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