Glossario di sintesi

di Luciano Bani

Ho preparato questa presentazione conscio del fatto che ci sono persone più preparate di me, ma ho pensato che potesse essere un’occasione per riuscire ad entrare meglio nel focus. La presentazione intende far luce sul capitale naturale e i servizi ecosistemici da un punto di vista teorico, per creare le basi a partire dalle quali poter ragionare.

Mi occupo in prima persona di processi ecosistemici come attività ecologica sulla base di genetica di popolazione o mediante tradizionali metodi ecologici, per cui ho alcune basi per poterne parlare ma al tempo stesso ho la necessità di approfondire.

Le diverse fonti presenti nella letteratura di riferimento sono concordi nel chiarire che:

  • il capitale naturale è quello stock di risorse disponibili per l’uomo in natura;
  • i processi ecosistemici sono tutte quelle funzioni che avvengono naturalmente sul nostro pianeta;
  • i servizi ecosistemici forniti dal capitale naturale non sono altro che un sottoinsieme dei processi ecosistemici, in particolare sono una serie di beni che garantiscono il benessere della nostra specie.

All’interno dell’insieme più grande e molto complesso da descrivere, quello dei processi ecosistemici, ci sono i servizi utili al nostro sostentamento: i servizi ecosistemici. Dai processi ecosistemici, che consentono la vita sul nostro pianeta non solo dell’homo sapiens ma di tutti gli esseri viventi, noi estraiamo una fetta di beni, fondamentali per la nostra sopravvivenza o che garantiscono un elevato tenore di vita, e li rendiamo servizi.

Un servizio ecosistemico è un processo ecosistemico catturato dall’uomo.

Classificazione dei servizi ecosistemici. Una classificazione condivisa e diffusa è quella riportata dal Millenium Ecosystem Assessment, costruita sulla base dell’output che sarà utilizzato dall’uomo a partire dai processi: si va dalla sicurezza, alle materie prime, alla salute, a tutta una serie di servizi che garantiscono benessere psicologico e un avanzamento culturale.

Grazie a questi processi e al capitale naturale noi possiamo dunque godere di una serie di benefici. Si tratta però di usare questi beni con attenzione perché l’utilizzo inconsapevole e smodato può portare ad una perdita dei servizi.

Fattori di minaccia. I fattori di minaccia agiscono sul capitale naturale: pesca eccessiva, degradazione e frammentazione degli habitat naturali, inquinamento, riscaldamento climatico, uso massivo delle risorse e invasioni biologiche. Questi fattori riducono efficacia e prestazioni dei servizi ecosistemici. Da un punto di vista della conoscenza scientifica mancano ancora competenze sufficienti per contribuire a mettere un freno e un riordino all’utilizzo delle risorse e del capitale naturale: non c’è una consapevolezza a livello di società e forse anche il mondo scientifico non ha capito esattamente quali siano le misure più efficaci per contrastare questa perdita conclamata di servizi ecosistemici. La mancanza di un’adeguata conoscenza scientifica dipende dall’estrema complessità dei servizi ecosistemici. Possiamo immaginare diverse situazioni in cui una perdita di servizi ecosistemici è determinata da una perdita di biodiversità, cioè i singoli mattoni che fanno funzionare i processi ecosistemici.

Ecosistemi resilienti e sensibili. Possiamo identificare due tipologie di ecosistemi:

  1. gli ecosistemi resilienti: nonostante una discreta perdita di biodiversità questi ecosistemi riescono a fornire ancora una buona performance di servizi ecosistemici;
  2. gli ecosistemi sensibili: si trovano in condizioni già piuttosto estreme, alte latitudini ad esempio, dove anche ad una perdita minima di biodiversità corrisponde una grande perdita di servizi ecosistemici.

In questi ultimi contesti la biodiversità non è così elevata da consentire una sostituzione delle funzioni esercitate dai vari organismi. Anche nella condizione ottimale, quella di un ecosistema resiliente, la prestazione del servizio ecosistemico si mantiene abbastanza elevata nel tempo, tuttavia con una grande variabilità, che corrisponde alla perdita di una certa quota di biodiversità. Nel caso di condizioni critiche, con una riduzione superiore all’80%, questi ecosistemi resilienti mantengono performance medie di circa la metà rispetto alle condizioni ottimali: ma la variabilità aumenta moltissimo. L’ecosistema potrà fornire il servizio ecosistemico oppure la fornitura potrà essere interrotta. In condizioni di criticità estrema crolla la prestazione e la fornitura di servizi ecosistemici.

Pratiche di gestione dei servizi ecosistemici. L’effetto delle pratiche gestionali messe in atto su un territorio varia a seconda del tipo di ecosistema.
Prendiamo tre elementi: i servizi di approvvigionamento (la produzione di un campo agricolo), i servizi di supporto e regolazione (più vicini ai processi ecologici naturali), i servizi culturali (destinati alla società, all’educazione ed alla cultura). Questi tre servizi hanno il loro massimo a livelli diversi di biodiversità: i servizi di regolazione e supporto funzionano meglio con una biodiversità vicina al 100% e anche per i servizi di approvvigionamento i valori di biodiversità devono essere alti. I servizi culturali, invece, richiedono valori di biodiversità alti ma non al massimo, perché ad alti valori di biodiversità corrispondono accesso e fruizione di queste aree più difficili. Attraverso una serie di analisi è possibile comprendere come gestire il territorio sulla base di una sostenibilità che tenga in considerazione quello che vogliamo ottenere dal territorio, le sue potenzialità e le possibilità socio economiche per un uso che potrebbe collocarsi tra l’estensivo e il più leggero, dove possiamo decidere quale servizio ecosistemico potenziare.
La sostenibilità dipende anche dalla realtà socio-economica.

Alla ricerca di indicatori esplicativi e valutativi. L’ignoranza in campo scientifico è dovuta al fatto che è difficile identificare gli elementi alla base dei processi e dei servizi ecologici: la strada più promettente è cercare di trovare collegamenti tra prestazioni e specie che rappresentano la funzionalità dei processi ecologici. Ad esempio la presenza di una libellula ci consente di determinare la presenza di popolazioni nocive: se la sua presenza esplode potrebbero esserci danni al processo ed al servizio a cui noi siamo interessati. La presenza dei funghi è un indicatore importante del ciclo dei nutrienti. Diventa molto importante fare un’adeguata valutazione, anche economica, della rilevanza dei servizi ecosistemici mentre spesso si tende a trascurare il valore che beni e servizi hanno. Un valore che è stato a lungo sperperato perché non adeguatamente riconosciuto: siamo davanti, un po’ come all’epoca della rivoluzione scientifica, ad una rivoluzione economica basata sulla corretta valutazione del valore economico dei servizi ecosistemici, anche in una prospettiva di prevenzione di possibili disastri ambientali.

Sostenibilità e capitale naturale. Capitale naturale e servizi ecosistemici sono risorse da gestire accuratamente in base alle opportunità degli ambienti e alla dimensione socio-economica del territorio. Questo è il concetto di sostenibilità.
Oltre a un dovere economico abbiamo anche un dovere etico. Sappiamo tutti che la biodiversità non ha solo un valore strumentale, ma anche un valore intrinseco legato al fatto che condividiamo il pianeta con le altre specie, frutto come noi di un lungo processo evolutivo. 

Pagamento dei servizi ecosistemici. I servizi ecosistemici non devono essere venduti al miglior offerente, ma devono essere oggetto di politiche orientate al benessere collettivo. Non si tratta di fare business, ma di gestire in modo oculato le risorse. La sfida è rendere beni e servizi ecosistemici accessibili a tutti, un obiettivo anche sociale.

Ho provato anche a fare il punto su come dovrebbe funzionare un servizio ecosistemico per una corretta valutazione del capitale naturale.
Ci sono alcuni step indispensabili, una sorta di lista della spesa nella quale è necessario:

  • riconoscere beni e servizi forniti dal capitale naturale nel territorio (tutti questi aspetti devono essere calati in un contesto territoriale e socio-economico ben preciso);
  • fare un’analisi di domanda e offerta dei benefici del capitale naturale;
  • assicurarsi che i diritti di proprietà, accesso ed utilizzo degli stessi siano ben chiari e ben stabiliti da norme che devono essere costruite attraverso un processo di governance particolarmente attento.

Dovremmo inquadrare i pagamenti per servizi ecosistemici in una logica di conservazione di tutti i meccanismi che consentono di utilizzare beni del capitale naturale, e dei servizi ecosistemici derivanti ad un costo che rimane accessibile nel tempo, invece che prevenirne l’uso. Nemmeno la conservazione integralista è praticabile, nel caso dei servizi ecosistemici: se non viene accettata da chi vive sul territorio siamo punto e a capo. Il processo di governance deve garantire il mantenimento dei servizi ecosistemici senza un aumento generale dei costi, molto difficile da far accettare.

Dai pagamenti ecosistemici alla governance. Nel libro di Jared Diamond, Collasso. Come le società scelgono di vivere o di morire vengono citate società che sono andate incontro all’estinzione. Per molte società ristrette ciò è avvenuto a causa di un uso sbagliato di capitale naturale e servizi ecosistemici. Tutte queste società erano però circoscritte ma oggi, nel mondo globalizzato, il rischio è globale. Se sbagliamo non esiste un planet b.
È necessario passare alla socioecologia 2.0, coniugando dovere etico a convenienza economica. Ogni specie in un ambiente naturale cerca di sfruttare al massimo possibile le proprie risorse ecologiche, finché non incontra un freno ecologico. L’uomo, con la sua tecnologia, ha eliminato ogni freno di tipo ecologico. La tecnologia ha consentito all’uomo un passo ulteriore, mai intrapreso da nessun’altra specie, e c’è un piccolo inconveniente: non è stato sviluppato nessun freno alla tecnologia.
Cosa potrebbe rappresentare un freno alla tecnologia che ci ha consentito di sfruttare così efficacemente i servizi ecosistemici tanto da renderli inefficaci? Una nuova etica, alla base della socio-ecologia 2.0, nuove regole condivise su cosa sia culturalmente e socialmente giusto e sbagliato, in cui si riconosce cosa bisogna conservare per il futuro dandosi dei limiti. La conservazione del capitale naturale e dei servizi ecosistemici (la biodiversità da un punto di vista antropocentrico), che hanno un valore intrinseco.

Pubblicato da Luciano Barrilà

Psicologo, socio di Pares.

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