Stimare l’inestimabile: quanto vale la Natura?

di Giulia Amato – Etifor srl

I servizi ecosistemici

La letteratura accademica è solita definire servizi ecosistemici i benefici forniti dagli ecosistemi al genere umano, in un’ottica puramente antropocentrica (Millennium Ecosystem Assessment, 2005).

L’insieme delle componenti, dei processi e delle funzioni dell’ecosistema costituiscono i servizi ecosistemici. Essi possono essere di interesse globale (per esempio il mantenimento della composizione chimica dell’atmosfera) o locale (per esempio il consolidamento del suolo o la funzione ricreativa dell’ambiente). I servizi ecosistemici costituiscono un valore pubblico poiché forniscono agli abitanti del pianeta o di un territorio benefici essenziali e insostituibili. In alcuni casi i servizi ecosistemici sono il risultato non solo di processi ecologici, ma della loro interazione con processi sociali e culturali, attraverso una co-evoluzione storica di usi, regole d’uso, norme sociali e processi naturali (D’Amen, 2019).

Valutare i servizi ecosistemici significa associarli a un valore economico, utile a rendere tangibile l’enorme contributo che offrono, con lo scopo di ri-orientare le politiche, di riconsiderare le priorità delle agende dei decisori e quindi di creare le premesse per mantenere e proteggere le risorse degli ecosistemi.
Gli ecosistemi forniscono elementi indispensabili per la nostra sopravvivenza come aria, acqua, cibo e salute ma anche una serie di servizi per così dire accessori come la visione dei paesaggi e la fruizione a scopo ricreativo degli ambienti naturali. Tutti questi servizi non sono collocati sul mercato, sono dati per scontati, generalmente vengono forniti gratuitamente: per questo  sono marginali persino nei nostri pensieri.
Chi si aspetta di dover pagare per avere aria pulita? Una montagna dove camminare? Un bosco dove riposare? Dare per scontati questi benefici è una normale conseguenza del loro appartenere a tutti ma, d’altro canto, conoscere e riconoscere il giusto valore a questi servizi permetterebbe di inserirli all’interno del discorso economico e di tenerli in considerazione in sede di decisione e pianificazione. Quanto sarebbe importante dare un valore a quelle che – con linguaggio economico – possiamo chiamare esternalità positive per favorire azioni conseguenti alla conservazione della biodiversità!

“Questo progetto avrà effetti sui servizi ecosistemici? Li aumenterà o li diminuirà? Quali saranno le conseguenze di tale cambiamento?” Per rispondere a domande di questo tipo bisogna innanzitutto sapere quanto valgono i servizi ecosistemici prima di ogni intervento, in modo da poter valutare il loro valore in seguito allo sviluppo di ogni progetto.
Per questo motivo le discipline che si muovono all’intersezione fra economia e scienze dell’ambiente si sono attivate per trovare una serie di metodi capaci di “stimare l’inestimabile”, ovvero di quantificare il valore dei benefici che derivano dal capitale naturale e che siamo abituati a consumare gratuitamente.
È chiaro che ogni valutazione deve essere presa per quello che è: un’indicazione, non un prezzo.

Due passi per valutare

Il primo passo quando si approccia la valutazione economica di un beneficio ambientale è calcolare il valore economico totale, chiedendosi quale sia lo scopo dell’analisi, quale la scala di applicazione, chi e come utilizzerà il risultato.

Il secondo passo consiste nell’interrogarsi su come valutare, ovvero sui metodi di valutazione più opportuni tra quelli possibili; occorre chiedersi quali sono le risorse materiali, di tempo ed economiche a disposizione e occorre considerare chi sono i policy-maker e i portatori di interesse perché spesso la valutazione può essere onerosa da portare avanti, dunque può essere inutile metterla in atto in assenza di premesse solide, di soldi o di interessi.

Il valore economico totale

Un singolo bene ambientale (ad esempio, un bosco) è caratterizzato da un grande numero di servizi ecosistemici. Il suo valore totale sarà dato quindi dalla somma dei valori dei singoli servizi, facendo attenzione a non conteggiare due volte lo stesso servizio.

Il valore del bene può inoltre essere riconosciuto in virtù della possibilità di poterlo utilizzare (valori d’uso) o per il suo valore intrinseco (valori di non-uso).

La figura seguente visualizza i diversi possibili valori (d’uso o non uso) di un bene.

https://lh4.googleusercontent.com/BAZ443e1rY-X4lS4sg775k-pwCT8x1152rkrcXzlRU9iLPRakESs-tLjDczMTPJ9MxDU1_Xyw-8nNL3KK3_DRnLFuQ4ZZ-ougGr7rc6lHEr2c48tcXWO0lZscYe9xv9AajlIhgFi

Il valore economico totale (VET) è quindi composto da:

  • valori d’uso

uso diretto: riguarda i servizi di cui si beneficia direttamente (per esempio la fornitura di legname);

uso indiretto: riguarda i servizi di cui si beneficia indirettamente (per esempio la qualità dell’acqua);

valori di opzione: riguarda il valore che un bene acquisisce in virtù della possibilità di usarlo in futuro;

  • valori di non uso

valore d’esistenza: non considera previsioni di utilizzo ma riguarda il valore intrinseco di un bene ambientale;

valore di lascito: riguarda il valore che si ripone nell’idea che le generazioni future potranno utilizzare quel bene.

Come si può intuire l’attribuzione di un valore economico concreto diventa più complessa mano a mano che ci si sposta dai valori d’uso a quelli di non uso.

Come valutare?

Nel corso degli anni la ricerca accademica ha perfezionato un grande numero di metodologie di valutazione, adatte alle diverse situazioni.

Un primo metodo prevede di assegnare il valore come prezzo di mercato: occorre quindi individuare l’esistenza di un mercato a cui fare riferimento, direttamente o indirettamente; ovvero, è necessario capire se il servizio che si sta valutando sia in qualche modo legato o comparabile a un servizio la cui fornitura avvenga dietro pagamento. 

Nel caso in cui manchi un mercato di riferimento, un secondo metodo prevede di costruire un mercato ipotetico, costruendo curve di domanda e simulando quale potrebbe essere il comportamento dei consumatori al variare del prezzo del bene.

Un terzo metodo prende il nome di benefit transfer.

Primo metodo. Stime attraverso l’analisi dei valori di mercato

Valore come prezzo di mercato

Il prezzo di mercato rappresenta l’incontro tra domanda e offerta: per un servizio ecosistemico che abbia già un suo mercato che rispetti tutte le regole tradizionali, il prezzo di mercato coinciderà con il suo valore. 

Le cose si fanno più complesse quando non esiste un mercato diretto cui fare riferimento: in questi casi è possibile utilizzare i ricavi che il produttore dei servizi ecosistemici riceve o i costi che deve fronteggiare. 

Valore come ricavo

Con riferimento ai ricavi, il valore del servizio ecosistemico è considerato pari al reddito a cui si rinuncia per produrlo. Ci sono due modalità di valutazione basate sul ricavo:

  • la prima, basata sul costo-opportunità, fa riferimento ai mancati redditi (è il caso del produttore di mais che – una volta trasformato il suo campo in un bosco – non potrà più ricavarne reddito);
  • la seconda, basata sulla funzione di produzione, riguarda invece una minore produttività (è il caso del produttore di mais che realizza un boschetto accanto al suo terreno: nella zona d’ombra del bosco crescerà meno mais). 

Valore come costo

Con riferimento al costo, invece, il valore del servizio ecosistemico è considerato pari al costo che è necessario sostenere per assicurare il servizio.

Per esempio, è possibile valutare il valore di un bosco sommando i costi di acquisto dell’area, di impianto, di manutenzione, ovvero tutti i costi che occorrerebbe sostenere per ricostruire il bosco a partire da zero.

Qualora non sia possibile ricostruire il costo dell’ecosistema, si può prendere a modello un mercato parallelo, selezionando un bene che svolga la stessa funzione dell’ecosistema in questione. Per esempio, se volessi sapere quanto vale il foraggio, ma il foraggio non avesse un mercato diretto, potrei utilizzare l’orzo, che per una serie di ragioni è possibile considerare un surrogato del foraggio, calcolare quanto vale l’orzo ed ottenere un valore (costo di sostituzione), che equivale al valore del foraggio.

Un’altra modalità basata sul costo è quella di valutare le spese difensive per preservare il servizio ecosistemico: in questo caso si assume che il valore del bosco equivalga alle spese effettuate per proteggerlo (per esempio le spese per il recinto).

Infine, è possibile calcolare il costo del danno evitato: per esempio, il valore di un bosco che protegge da caduta massi, valanghe e frane può essere equiparato al valore del danno evitato in caso di calamità naturale.

Secondo metodo. Costruzione di curve di domanda (costruzione di mercati ipotetici)

Il metodo della costruzione di mercati ipotetici si basa su due possibili approcci differenti:

  • quello delle preferenze rivelate, ovvero desunte da comportamenti dei consumatori osservati nell’ambito di mercati surrogati esistenti e quindi basate su transazioni realmente avvenute;
  • quello delle preferenze espresse, ovvero sulle preferenze che il consumatore dichiara assumerebbe in determinate situazioni (non si tratta di preferenze reali, quindi, ma realistiche).

Preferenze rivelate

Un esempio di preferenze rivelate è quello che prevede di creare un’equivalenza tra il valore ecosistemico di un parco urbano è il prezzo del bene immobile che si colloca vicino al parco stesso (il mercato surrogato è quello immobiliare): nell’equivalenza, è interessante tenere conto del valore di un immobile simile, ma collocato lontano dal parco urbano (prezzo edonimetrico). Allo stesso modo, il costo del viaggio sostenuto dai visitatori per raggiungere servizi ricreativi può dare conto del valore dei servizi stessi.

Preferenze espresse

Con riferimento alle preferenze espresse, esistono due approcci, che simulano il comportamento dei consumatori chiedendo loro la disponibilità a sostenere delle spese in relazione a specifiche situazioni.

La valutazione contingente prevede l’utilizzo di questionari rivolti a persone specifiche e stakeholders interessati chiedendo loro quanto sarebbero disposti a spendere per continuare a fruire del bene oggetto di valutazione o, in alternativa, quanto sarebbero disposti ad accettare per essere compensati dal fatto di non poter più fruire di quel bene. Combinando i contributi raccolti è possibile costruire una curva di domanda ipotetica. 

Gli esperimenti di scelta prevedono di proporre al consumatore di esprimersi rispetto a diversi scenari proposti. Ogni scenario è associato a un costo per la sua realizzazione (compreso lo scenario zero, equivalente allo stato di fatto) e attraverso queste scelte si ottiene una curva di domanda.

Terzo metodo. Benefit transfer

Un terzo metodo è il benefit transfer, che consiste nel partire da uno studio con determinate caratteristiche e cambiarne le condizioni per applicarlo ad un contesto diverso. Ovviamente è un’operazione da fare con cautela, soprattutto nel caso in cui si abbia a che fare con studi strettamente legati al luogo in cui sono stati sviluppati. Resta però un metodo utile e generalmente poco costoso per un’indagine di massima.

Conclusioni

La letteratura mette a disposizione numerosi metodi per calcolare il valore degli ecosistemi: i risultati di queste stime sono degli strumenti preziosi in mano ai policy maker di ogni scala territoriale e, se usati nella giusta prospettiva, possono guidare azioni che puntino sempre di più verso il mantenimento e l’incremento delle strutture naturali e dei loro benefici, di cui tutti noi godiamo ogni giorno.

Riferimenti

D’Amen M. (2019), Scheda di presentazione del progetto Ecopay Connect 2020 redatta per la comunità di pratica del bando Capitale naturale di Fondazione Cariplo, 23 aprile 2019.

Pubblicato da Luciano Barrilà

Psicologo, socio di Pares.

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